Riforma penitenziaria: domani rush finale al Consiglio dei ministri

Più risorse per l’esecuzione penale esterna. E un sempre più probabile via libera alla sospirata riforma penitenziaria nel Consiglio dei ministri di domani. Il guardasigilli Andrea Orlando l’aveva promesso e tiene fede alla parola data. Riguardo al potenziamento dell’organico del servizio sociale in forza all’esecuzione penale esterna, e a un sensibile aumento degli stanziamenti di bilancio per migliorare l’attività degli uffici, il ministro della Giustizia si era impegnato in occasione di un’interrogazione parlamentare.

Da una parte dunque è in corso un rush finale che tiene impegnati gli uffici tecnici di Palazzo Chigi e di via Arenula per avere sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani i decreti legislativi sul carcere. Dall’altra, è stato approvato un emendamento della legge di Bilancio 2018, che permette 296 assunzioni di assistenti sociali per il nuovo Dipartimento di Giustizia minorile e di comunità.

Arriva un plauso da Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali: “La decisione della Commissione bilancio della Camera di dare il via libera alla proposta di rendere funzionalmente più idonei gli Uffici di servizio sociale del Ministero della Giustizia – preposti alla esecuzione penale esterna dei minori e degli adulti in coerenza con la nuova attenzione del Legislatore verso forme trattamentali diverse dalla detenzione nonché di sospensione del procedimento penale dell’imputato e sua messa alla prova – prevedendo, per il triennio 2017/ 2019, l’assunzione di 296 assistenti sociali, va nella direzione giusta”.

Continua ancora Gazzi: “Si tratta di un risultato decisivo tutto finalizzato, nell’importante e delicatissimo campo della esecuzione penale esterna, a migliorare il servizio reso ai cittadini e che si inserisce nell’alveo della recente riforma della organizzazione del Ministero della Giustizia che ha ridisegnato, dopo decenni caratterizzati da tagli agli organici del personale, nessun turnover e tagli lineari alle risorse finanziarie, il nuovo ruolo del Servizio sociale ed in particolare della figura dell’assistente sociale”. E conclude: “Va dato atto al Ministro Orlando di aver mantenuto l’impegno formulato nell’aprile del 2016 nel corso di un incontro con il Consiglio nazionale ed anzi di aver sensibilmente rafforzato la presenza degli assistenti sociali nell’esecuzione penale esterna. Inizialmente, infatti era prevista l’immissione di 60 nuove unità nel biennio 20172018 ora invece salite alle 296 attualmente previste”.

L’emendamento approvato, inoltre, risulta essenziale in vista della riforma dell’ordinamento penitenziario che, tra le altre cose, intende valorizzare di più l’esecuzione penale esterna. Ricordiamo che siamo ad un passo dall’approvazione e i decreti attuativi potrebbero, a breve, passare al vaglio del consiglio dei ministri. A premere affinché ciò avvenga è ancora una volta il Partito Radicale attraverso l’azione non violenta.

Dalla mezzanotte di martedì scorso, infatti, Rita Bernardini della presidenza del Partito radicale e Deborah Cianfanelli, presidente del comitato Radicale per la Giustizia “Pietro Calamandrei”, hanno intrapreso nuovamente lo sciopero della fame. Iniziativa nonviolenta sostenuta anche dai radicali di Milano Lucio Bertè e Mauro Toffetti.

Ma che cos’è l’esecuzione penale esterna e perché è così importante rafforzare l’organico? Si tratta dell’applicazione di misure alternative al carcere e sanzioni di comunità, applicabili, grazie alla nuova legge sulla “messa alla prova”, anche prima della sentenza di condanna. Una misura, non detentiva, che abbassa la recidiva e quindi crea più sicurezza nella società. Fino a 2 anni fa faceva parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap).

Dal 2015 è passata al Dipartimento della Giustizia Minorile, che ha assunto la dicitura di Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità. Questa contaminazione con il settore minorile ha lo scopo di valorizzare la pena scontata sul territorio, rispetto all’internamento carcerario, come avviene per i giovani: a fronte di poche centinaia di ragazzi reclusi, molti sono i giovani autori di reato affidati a servizi sociali ed esecuzione esterna. Gli uffici predisposti a tale applicazione sono gli Uepe (Uffici di Esecuzione Penale Esterna) che hanno il compito di gestire l’applicazione delle misure alternative concesse dai Tribunali di Sorveglianza ai condannati che per i loro particolari requisiti possono espiare la pena nell’ambiente esterno, anziché negli Istituti penitenziari.

Inoltre gli Uffici svolgono su richiesta dell’Autorità giudiziaria le “inchieste sociali” e le “indagini socio-familiari”, e prestano consulenza negli Istituti Penitenziari per favorire il buon esito del trattamento penitenziario. Nell’attuare i propri compiti istituzionali l’Ufficio si coordina con Istituzioni pubbliche e private e Servizi Sociali presenti nel territorio. La finalità del reinserimento nella società, secondo le ultime ricerche nel settore, viene raggiunta in misura maggiore quando l’esecuzione della pena avviene all’esterno del carcere.

Studi di settore hanno evidenziato una percentuale di recidiva del 70% dei condannati che hanno espiato la pena in Istituto penitenziario contro una percentuale di recidiva del 20% tra condannati che hanno beneficiato di una misura alternativa. Tuttora nuovi studi confermano l’efficacia anche in termini economici delle misure alternative per garantire il reinserimento sociale dei condannati. L’emendamento approvato per la legge di bilancio che prevede l’assunzione di nuovi assistenti sociali è di vitale importanza per attuare questo percorso.(Il Dubbio)

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Posted by on 22 dicembre 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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