Il “nuovo” 41-bis non convince la Commissione parlamentare Antimafia

Perplessità sulla Circolare che attenua il regime “duro”. Il Dap in audizione: carenze strutturali nei penitenziari La Commissione parlamentare Antimafia ha dubbi sulla nuova circolare del 2 ottobre sul 41-bis, il carcere speciale per mafiosi e terroristi, sia sul fronte della sicurezza sia su quello delle responsabilità, “troppe” per i direttori delle carceri.

La presidente Rosy Bindi in punta di fioretto ha pure contestato a Santi Consolo, il capo del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ascoltato ieri, che quella circolare non sia stata sottoposta a un parere preventivo della stessa Commissione “anche perché noi avevamo aperto un’inchiesta proprio sull’applicazione del 41-bis. Ora possiamo sperare che le segnalazioni” eventuali “saranno prese in considerazione?”.

Consolo rimanda al ministro della Giustizia Andrea Orlando. “La valutazione politica sulle autorità alle quali la circolare deve andare non la posso fare io. Io le posso promettere che se una richiesta la valutiamo positivamente, la sottoporremo al Gabinetto del ministro che valuterà a chi trasmettere la circolare”.

E il direttore generale, Roberto Piscitello, ricostruisce: “La bozza l’ho data a gennaio all’autorità politica, che ha deciso a chi sottoporla”. Consolo ha rivendicato la bontà del provvedimento teso a rendere “omogenee” le prassi dei di- rettori nelle carceri, ora diverse fra loro.

Bindi, però, non la vede così: “Non è la circolare che si adegua alle carenze strutturali?”. Consolo ammette che le carenze strutturali ci sono e complicano l’applicazione del 41-bis: “Noi vogliamo rendere il più efficace possibile il 41-bis, consapevoli che soffre di carenze strutturali e voi avete ragione a lamentarvi se le celle sono una di fronte all’altra o se le passeggiate sono affollate”, perché favoriscono la comunicazione “proibita” tra mafiosi, ma racconta che ha provato a far riaprire la struttura di Cagliari e finora non ci è riuscito, e ha spinto per l’apertura di Cuneo dove a fine anno è prevista l’apertura di due sezioni. La Bindi, poi, manifesta un altro dubbio: “Non è che questa circolare rischia di scaricare sul personale responsabilità oggettive di carenze strutturali?”. Consolo dice di no: è stata fatta anche per “evitare abusi”.

Si è entrati poi nel merito di alcuni punti della circolare, con domande di Davide Mattiello del Pd e Giulia Sarti del M5S. Tra le risposte in chiaro (altre sono secretate) quella sul problema dei medici di fiducia dei detenuti: “Lo consente la legge, ora abbiamo messo dei paletti per- ché ci vuole un’autorizzazione, sentite anche le Dda”, ha spiegato Consolo, che ha allargato le braccia sul problema degli avvocati: in pochi assistono la maggior parte dei detenuti mafiosi e il diritto alla difesa esclude controlli.

Un altro punto discusso è stato quello sulla caduta del vetro divisorio per i colloqui con bambini sotto i 12 anni. Per il Dap non c’è un problema sicurezza: “Gli agenti sono in grado di accorgersi di un passaggio di messaggi”. Non la pensano così i Gom, il reparto speciale della polizia penitenziaria, che al Fatto (con disappunto di Consolo che in Commissione ha messo in dubbio l’articolo) hanno detto che il rischio è alto. (Il Fatto Quotidiano)

 

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Posted by on 27 ottobre 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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