Dal carcere i «pizzini digitali» per affiliati del clan e familiari: così la camorra diventa 4.0

Airola, i baby boss comunicano all’esterno con pen-drive minuscole .Ecco come «l’archivio» sfugge anche ai controlli degli scanner .Frasi di canzoni tagliate e incollate, sequenze di numeri, indirizzi di blog e siti da visitare in remoto, ovvero senza connessione internet, e poi foto. I boss della camorra riescono ad eludere i controlli dei penitenziari della Campania ricevendo messaggi dall’esterno con estrema semplicità. Come? Con pendrive minuscole passate dai loro familiari durante i colloqui e del tutto invisibili agli scanner degli agenti di polizia penitenziaria che sono obsoleti, malfunzionanti e tecnologicamente datati. All’interno delle «penne» usb ci sono file che all’apparenza possono sembrare innocui, ma che secondo le forze dell’ordine nascondono invece messaggi cifrati che dall’esterno, direttamente dai «loro» vicoli e quartieri, arrivano fin dentro le celle.

È la camorra 4.0 che non usa più i pizzini per comunicare e che riesce a muovere i «fili» del potere con la tecnologia. Bastano un pizzico di prudenza, «mestiere» e pazienza. Al momento giusto quel micro archivio digitale verrà inserito nei computer usati dai detenuti durante i corsi scolastici, quando l’attenzione delle forze dell’ordine inevitabilmente cala. Pochi attimi dopo sul desk del computer usato dal detenuto compare la cartellina: basta cliccarci sopra e scaricare qualcosa che in gergo tecnico viene catalogato come «materiale non autorizzato». Pochi giorni fa a Fuorni sono stati trovate due archivi digitali, micro-sim e cellulari durante una perquisizione (disposta dal direttore) del penitenziario ed eseguita dagli agenti della polizia.

Ma è nel carcere minorile di Airola che la situazione continua a sfuggire di mano e appare difficile da governare a causa della commistione disposta per legge tra ragazzini minorenni e uomini di 24 e 25 anni. Ancora una volta nel penitenziario in provincia di Benevento c’è stato un detenuto, un baby boss della cosiddetta «paranza dei bambini», che si è preso beffa di tutti i sistemi di sicurezza imposti dopo lo scandalo dei selfie scattati da cinque ragazzi direttamente da una delle stanze del penitenziario. Quelle foto furono poi pubblicate su Facebook scatenando sorrisi e incitamenti da parte dei familiari e polemiche di politici e opinione pubblica. Gli scatti fecero il giro del web e i baby boss dimostrarono così la propria forza in un momento dove al centro di Napoli regnava una «pace» forzata tra le cosche. Il direttore del penitenziario fu rimosso e al suo posto fu nominato Gianluca Guida, che continua tutt’ora a gestire ad interim anche il penitenziario di Nisida. Controlli più serrati, ispezioni e numero maggiore di telecamere. Ma nulla è servito. Uno di quei ragazzi che aveva sfoggiato le foto ad agosto, invece il 4 ottobre ha pubblicato un post sul suo profilo con un messaggio ambiguo. «La mia libertà sarà quando vedrò mia mamma e mia sorella sorridere perché sono uscito. La mia famiglia non si tocca».

Dopo il post sono arrivati commenti e approvazioni. Il detenuto, comprendendo di poter aggravare la sua situazione ha cancellato il profilo, ma il «Corriere del Mezzogiorno» è comunque venuto in possesso del testo e della foto del post pubblicato dal baby boss di Airola che anche se ha disattivato il profilo è stato messo in isolamento. Secondo quanto accertato grazie al lavoro dei direttori dei penitenziari e degli agenti di polizia penitenziaria che lamentano una carenza di organico «preoccupante», i cellulari vengono fatti entrare nel vestiario o nel cibo. Gli scanner in uso sono troppo vecchi e per questo non tutti riescono ad individuare i componenti elettronici che spesso vengono schermati artigianalmente per superare i controlli all’ingresso.(Corriere del Mezzogiorno)

 

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Posted by on 16 ottobre 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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