Orlando: “Dodicimila braccialetti in arrivo. Ma l’appalto è del Viminale”

.È rimpallo di responsabilità con il ministero dell’Interno che gestisce gli acquisti, mentre quello della Giustizia deve affrontare l’emergenza dei magistrati che vorrebbero applicare la misura alternativa ma non possono perché mancano i dispositivi elettronici. La mancata scarcerazione ai domiciliari dell’attore Domenico Diele fa scoppiare il caso della mancanza di braccialetti elettronici. I magistrati vorrebbero applicare questa misura cautelare alternativa, ma non possono per carenza dei dispositivi elettronici. Sulla vicenda è intervenuto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.Ospite di “Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, il Guardasigilli ha confermato l’arrivo di “12 mila braccialetti”. “Stanno arrivando – ha detto il ministro – è già stato fatto un bando. Secondo me, tuttavia, per un errore del legislatore, la competenza dell’acquisto è stata affidata al ministero dell’Interno, e non a quello della Giustizia”.
La responsabilità sarebbe dunque del Viminale. “È tanto che li abbiamo chiesti – ha precisato Orlando – fino a oggi ne sono stati utilizzati 10mila, non è che non esistano”. Quel che è certo è che non bastano. “Ora – ha aggiunto il Guardasigilli – c’è questo nuovo bando che si dovrebbe concludere entro qualche settimana”.
L’attore Domenico Diele – ma nella stessa situazione anche altri detenuti meno famosi – per andare agli arresti domiciliari deve attendere che si liberi un braccialetto elettronico. Il gip del tribunale di Salerno, Fabio Zunica, ha infatti subordinato l’attenuazione della misura cautelare allo strumento di controllo che però al momento è indisponibile. Diele è in carcere da sabato scorso, dopo che nella notte ha investito e ucciso una donna di 48 anni, la salernitana Ilaria Dilillo, travolta mentre percorreva in sella al suo scooter nel territorio di Montecorvino Pugliano (Salerno) la A/2 del Mediterraneo.L’allarme per la carenza di braccialetti elettronici era stato lanciato già nel gennaio del 2015 quando a non poter uscire dal carcere toccò a Giuseppe Tartarone Buscemi, arrestato per detenzione di armi. Ecosì, quello che avrebbe dovuto essere uno dei meccanismi per svuotare le carceri continua ad evidenziare i suoi limiti.
La Telecom, che ha firmato una convenzione con il ministero della Giustizia, ne aveva messi a disposizione 2.000 in tutta Italia, ma in molte aree – come il caso Diele ha dimostrato – non bastano. L’esaurimento dei duemila dispositivi chiesti dal ministero della Giustizia a Telecom Italia, tramite una convenzione, testimonia come i vari tribunali stanno ricorrendo, in maniera sempre più massiccia, a questa misura di custodia cautelare alla luce del decreto svuota-carceri del 2013.
Il dispositivo funziona su un’infrastruttura a banda larga realizzata da Telecom attraverso una centrale operativa. Il braccialetto si applica alla caviglia ed è composto da una centralina a forma di radiosveglia, che va installata nell’abitazione in cui deve essere scontata la pena. Un device riceve il segnale dal braccialetto e lancia l’allarme per eventuali tentativi di manomissione o di fuga del detenuto.(La Repubblica)

 

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Posted by on 4 luglio 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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