Focolai di terrorismo, indagini nelle carceri.La relazione della Dna per le Marche

Marche: focolai di terrorismo, indagini nelle carceri.La relazione della Dna per le Marche segnala anche l’attenzione ai traffici del porto dorico. Nelle Marche molti detenuti stranieri sono stati oggetto di indagini per la possibile attività di proselitismo in carcere o adesione all’estremismo islamico. È quanto emerge dal dossier della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Si evidenzia anche che il porto di Ancona resta sotto sorveglianza.
Il porto di Ancona sempre più al centro dei controlli per il traffico di droga (in aumento) immigrazione clandestina e contraffazione. Non solo. Nelle Marche molti detenuti stranieri sono stati oggetto di delicate indagini per la possibile attività di proselitismo in carcere o comunque adesione all’estremismo islamico.È un dossier che scotta, quello della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) presentato ieri in Senato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. Un panorama poco confortante che per una regione che fino a qualche anno fa era considerata una vera e propria isola felice.Attracchi sospetti – Il porto di Ancona “riveste sempre un’importanza centrale nell’attività investigativa, per quanto concerne i traffici di stupefacenti, l’immigrazione clandestina (e il terrorismo), il traffico di tabacchi, la contraffazione e l’esportazione di rifiuti”. È quanto si legge nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo relativa al Distretto di Corte d’Appello del capoluogo. Per quanto riguarda l’immigrazione, i dati della polizia di frontiera “confermano quanto già riscontrato negli ultimi anni sul mutamento di rotta per l’ingresso clandestino in Italia”. Sei gli arresti e tutti per favoreggiamento all’ingresso di una o al massimo tre persone, trasportate in auto.”Non si sono riscontrate – si legge nella relazione – situazioni, quali quelle che si verificavano anni orsono, con l’organizzazione di trasporti di plurimi clandestini”, nascosti in vani ricavati nei Tir. Viene quindi confermato come la rotta, che interessava il porto di Ancona e quelli greci di Patrasso e Igoumenitsa, sia scelta ormai “solo saltuariamente”. Ma il dossier presentato in Senato si sofferma anche sui “soggetti in stato di detenzione” al centro di indagini sul terrorismo nelle Marche.
Carceri nel mirino – “Le indagini – si legge – sono scaturite o da segnalazioni delle case circondariali o da dichiarazioni di altri detenuti”, ma “gli elementi acquisiti non hanno suffragato le informazioni inizialmente apprese. L’attività ha riguardato una pluralità di detenuti, segnalati per la possibile attività di proselitismo in carcere o comunque adesione all’estremismo islamico”.Nel dossier vengono segnalati “altri procedimenti originati dall’invio di immagini inneggianti al terrorismo islamico, sia a mezzo telefono che su profili Facebook. Sono state eseguite perquisizioni e sono in corso gli accertamenti tecnici, tramite Ctu, sul materiale informatico sequestrato. In un altro procedimento stanno per iniziare le intercettazioni telematiche, con coinvolgimento della polizia postale”. L’avvertimento del procuratore nazionale Antimafia è chiaro: “Non dobbiamo cullarci sugli allori e non dobbiamo abbassare la guardia. Dei 54 mila detenuti, 18.500 sono stranieri, pari al 33%. Se non c’è integrazione questi soggetti diventano facile preda della criminalità”.(Corriere Adriatico)

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Posted by on 24 giugno 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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