Pochi agenti di polizia penitenziaria, nel carcere la situazione è grave

In carcere il disagio è diffuso anche fra gli Agenti di Polizia Penitenziaria.

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Carcere di Ivrea la situazione è grave.Nel carcere di Ivrea la situazione è grave Il caos? Pochi agenti ”Il garante dei detenuti: chi ha sbagliato deve pagare.Da un lato c’è l’inchiesta della procura di Ivrea sui maltrattamenti in carcere e che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati sette agenti della polizia penitenziaria e 5 detenuti. Dall’altro, le rivolte, in particolare l’ultima, quella più violenta del 25 ottobre scorso (che, per ora, resta senza indagati) e le denunce hanno aperto uno spiraglio verso il dialogo che ora sta stemperando il clima di tensione nel penitenziario Eporediese. Lo afferma Armando Michelizza, garante per il carcere di Ivrea e tra i primi, due anni fa, a denunciare i casi di maltrattamento alla procura. «Abbiamo massima fiducia nelle istituzioni – spiega Michelizza – e se ci saranno responsabili per tutti questi episodi allora è giusto che chi deve pagare paghi. Però bisogna dire che da quando la magistratura si sta interessando alla vicenda il clima in carcere è cambiato».

 Pochi agenti

Attorno ai fatti dell’istituto di pena si è concentrata l’attenzione di numerose forze politiche. Dopo le ultime due rivolte, quella del 14 e del 25 ottobre scorsi, sono stati incrementati i sopralluoghi da parte di esponenti Radicali e di Sinistra italiana. La situazione è quella di un istituto di pena con molti problemi, al pari, però, di altre strutture italiane. Ma è giusto sottolineare un aspetto: seppur gravi, se dimostrati, gli episodi sui maltrattamenti subiti da alcuni detenuti non devono tracciare il ritratto di un carcere lager. Lo affermano le organizzazioni sindacali di categoria interne al penitenziario che, più volte, hanno portato alla luce anche le loro problematiche. Leo Beneduci, segretario generale Osapp: «Le condizioni della struttura sono certamente gravi e preoccupanti, ma soprattutto in ragione della gravissima carenza di organico e della crescente disattenzione da parte dell’amministrazione penitenziaria centrale».

Chiusa la cella «liscia»

Eppure gli esposti denuncia finiti sul tavolo del procuratore capo, Giuseppe Ferrando, sono diversi e circostanziati. E raccontano di violenze, botte e pestaggi. Fatti gravissimi. «Le denunce – dice Michelizza – hanno portato, almeno, ad alcuni risultati concreti. C’è massima collaborazione con la direttrice del carcere, con i volontari, con il comandante e, con loro, i sopralluoghi sono costanti». E poi sono state eliminate le due celle, la «camera liscia» e l’«acquario», teatro, secondo le denunce, delle percosse subite dai detenuti. «È sicuramente un grande passo avanti». Resta il problema delle telecamere. Esiste l’impianto di video-sorveglianza, ma da tempo non è in funzione. Risistemarle costerebbe all’amministrazione carceraria oltre 40 mila euro.

 La procura

Anche il procuratore capo insiste sull’importanza del sistema di video-sorveglianza: «L’auspicio è che le telecamere siano messe in funzione quanto prima, perché rappresentano un ottimo elemento di prevenzione». Anche per evitare casi di maltrattamenti in futuro: proprio in una delle aree del penitenziario in cui partì l’ormai famosa rivolta del 25 ottobre (cinque detenuti sono sotto inchiesta per lesioni e resistenza) l’occhio elettronico c’è ma non funziona. «Come sindacato e come appartenenti ad un corpo di polizia dello stato – chiosa Beneduci – non possiamo che avere piena e incondizionata fiducia nell’attività dell’autorità giudiziaria nella speranza che ogni iniziativa si concluda celermente e con la massima chiarezza». (La Stampa)

 

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Posted by on 4 maggio 2017. Filed under Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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