Domani scadra’ il bando per la costruzione del primo carcere senza muri né sbarre

 

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Nola: domani scade il bando per la costruzione del primo carcere senza muri né sbarre .Scadrà domani il bando ministeriale per la costruzione del nuovo istituto penitenziario di Nola: sarà il terzo della Campania e il primo in Italia ad obbedire al modello Oslo, che sta facendo scuola in tutta Europa: meno recinzioni e più laboratori per riabituare al contatto con la vita esterna i detenuti prossimi al “fine pena”. Ma c’è già un rischio: il sovraffollamento. Non ci saranno cinte murarie né posti sentinella. I vetri antisfondamento sostituiranno le sbarre e i detenuti potranno pregare per Dio o per Allah in ambienti di culto diversi. Sorgerà a Nola la prima prigione “aperta” e sarà il terzo istituto penitenziario della Campania per capienza. L’iter per realizzarlo è stato già avviato: scadrà, infatti, domani il bando per la redazione del progetto da 75 milioni.
È il diritto alla speranza la filosofia alla quale si ispira il progetto del nuovo carcere di Nola, dove 1.200 detenuti saranno i primi a poter sperimentare le nuove linee della riforma dell’esecuzione penale. Non ci saranno cinte murarie né posti sentinella. I vetri antisfondamento sostituiranno le sbarre e i detenuti potranno pregare per Dio o per Allah in ambienti di culto diversi.
È chiaro che quella che sorgerà nell’area di Boscofangone, tra Nola e Camposano, non sarà ima prigione di massima sicurezza, ma ospiterà quei detenuti che dovranno essere prontamente re inseriti nella società. In ogni caso servirà però a de congestionare strutture ormai al limite come Poggio-reale e Secondigliano ed è per questo che si tratterà del terzo istituto penitenziario della Campania per capienza.
L’iter per realizzarlo è stato già avviato: scadrà, infatti, domani il bando del ministero delle Infrastrutture per la redazione del progetto. Ai professionisti selezionati sarà riconosciuto un compenso di 5,7 milioni, mentre per realizzare l’opera di milio ni ne saranno necessari?5. Il primo passo dopo anni di annunci, ma soprattutto la prima esperienza frutto del lavoro di esperti, di comitati e di tavoli che sotto l’egida degli Stati generali dell’esecuzione penale hanno dato vita a un modello detentivo che ha guardato agli esempi europei, co me quelli danesi e norvegesi, ha fatto tesoro delle parole di Giovanni Paolo II ed ha tenuto conto della normativa sovranazionale. Per “confezionare” un prodotto più a misura di carcerato – ma sarebbe meglio dire a misura d’uomo – sono state effettuate perfino dette trasferte oltralpe e a Napoli sono stati organizzati gruppi di lavoro tra studenti universitari, docenti e detenuti. Cosa tireranno fuori i progettisti dalle indicazioni contenute nella relazione illustrativa del bandolo si saprà 120 giorni dopo l’affidamento. I lavori, invece, potrebbero essere completati nel giro di quattro o cinque anni. Intanto, però, nonostante alcune polemiche emerse nel corso di una recente tavola rotonda che si è tenuta all’Università di Roma Tre, è già chiaro a quali indicazioni dovranno attenersi tecnici incaricati. Lontano dai centri abitati, ma non distante dal distretto Cis-Interporto-Vulcano, il carcere di Nola dovrà richiamare una forma urbana, vicoli compresi. Al piano terra dovranno essere previsti spazi per attività diurne. Espresso il riferimento a piscina, palestra, cortili per passeggio, biblioteche, laboratori e sala teatro.
Televisori di ultima generazione nelle celle e poi parcheggi separati per personale e visitatori. Non c’è dubbio insomma che sembreranno lontani i tempi di Stefano Cucchi, morto nel carcere di Regina Coeli. D’altronde le linee guida del Comitato di esperti per predisporre le linee di azione degli “Stati generali sull’esecuzione penale”, i cui lavori sono terminati appena la scorsa primavera, non lasciano spazio ad interpretazioni: “Il diritto alla speranza non può essere negato neppure al condannato all’ergastolo”.
Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo e loro, i componenti dell’organismo del quale ha fatto parte anche il presidente di Libera don Luigi Ciotti, lo hanno ribadito: “Il percorso risocializzativo deve essere modulato sull’uomo e non sul fatto commesso. Non sono ammesse presunzioni legali di irrecuperabilità sociale. Nessuna pena deve rimanere per sempre indifferente all’evoluzione psicologica e comportamentale del soggetto che la subisce”.(Il Mattino)

 

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Posted by on 28 marzo 2017. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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