È ora di premiare i sacrifici dei nostri agenti .Parla il capo del Dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria

Aggredì gli agenti della polizia penitenziaria in Tribunale durante la lettura della sentenza , iniziato secondo processo per detenuto Processo bis per Marco Del Vecchio, alla sbarra per aggressione e lesioni.VASTO. Nuovo processo per Marco Del Vecchio. A metterlo nei guai è stata la su reazione alla sentenza di condanna per omicidio. 26 Maggio  2014. Marco Del Vecchio, 41 anni, è dichiarato colpevole dell'omicidio dei genitori, Emidio Del Vecchio (78enne) e Adele Tumini (75), assassinati nella loro casa a Vasto con oltre cento coltellate il 18 novembre 2012, e condannato a 20 anni di carcere. L'udienza è a porte chiuse perchè il processo è celebrato con rito abbreviato. Ascoltata la sentenza l'uomo da in escandescenze e se la prende con gli agenti della polizia penitenziaria. Ieri davanti al giudice monocratico del Tribunale di Vasto, Italo Radoccia, è iniziato un secondo processo a carico di Del Vecchio per "avere usato violenza nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria, aggredendoli per impedire che dopo la lettura del dispositivo di condanna lo riportassero in carcere". La condanna scatenò in lui una crisi. Divincolandosi l'imputato cagionò agli agenti delle lesioni personali di cui è chiamato a rispondere. Ma ieri mattina Del Vecchio non era in aula. " E' nel carcere di Torino dove lo stanno curando perchè sta male", dice il difensore, l'avvocato Raffaele Giacomucci. Il processo dopo le prime battute è stato rinviato.

Santi Consolo: «È ora di premiare i sacrifici dei nostri agenti» Parla il capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap): « Il carcere ha bisogno del contributo di tutte le componenti sociali per ridurre il rischio di recidiva» Capacità di rinnovarsi, sacrificio, nuove funzioni. Sono i meriti del Corpo a cui Santi Consolo, capo del Dap, ritiene si debba ora dare un riconoscimento.

Quali sono stati i progressi in questi anni per il Corpo, in seguito alla riforma del 1990?

La riforma ha segnato l’approdo di un lungo percorso avviato decenni prima e ha risposto alla domanda di cambiamento e di modernizzazione dello storico Corpo allora denominato degli Agenti di custodia, oggi correttamente Corpo di Polizia penitenzia. Una struttura che oggi meglio risponde alla complessità delle nuove funzioni: è a ordinamento civile e bene si è adeguata al sistema disegnato con l’Ordinamento penitenziario del 1975. Cambiamenti salienti sono stati la partecipazione alle attività risocializzanti, la libera sindacalizzazione, l’ingresso delle donne, con pari dignità e opportunità di progressione in carriera. I nuovi compiti via via assunti hanno accresciuto la professionalità e rafforzato i contributi di sicurezza e legalità, dentro e fuori gli istituti penitenziari. Il solo servizio traduzioni gestisce tutti i trasferimenti di detenuti sull’intero territorio nazionale, impegnando 4000 unità di personale. Nel 2016 sono state effettuate 157.073 traduzioni che hanno interessato 289.800 detenuti. Sono da ricordare l’istituzione del servizio cinofili per il contrasto all’introduzione di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti, il Gruppo Operativo Mobile, reparto ad alta specializzazione che gestisce i detenuti in regime di 41bis. E la recente istituzione dei ruoli tecnici con l’avvio del Laboratorio del Dna.

Non più solo sorveglianza alle celle, dunque.

Sono compiti nuovi e molto impegnativi. La Polizia penitenziaria è oggi chiamata a conoscere, monitorare e prevenire il fenomeno della radicalizzazione, con immediato e continuativo raccordo con l’autorità giudiziaria, con tutte le altre forze di polizia e con le Agenzie.

Quale augurio vuole rivolgere al Corpo?

L’augurio che rivolgo alle donne e agli uomini della Polizia penitenziaria è di continuare a operare con l’entusiasmo di sempre per il bene del Paese, tutelando sempre le garanzie e i diritti umani delle persone loro affidate. I meriti della Polizia penitenziaria vanno riconosciuti e apprezzati per l’alto valore sociale svolto. La gratitudine dell’Amministrazione Penitenziaria è costante per il quotidiano sacrificio nell’attendere a compiti difficili e rischiosi. Si rende oggi necessario, con il prossimo riordino, il giusto riconoscimento professionale.

In un discorso dello scorso settembre lei ha invitato la stampa ad abbandonare i pregiudizi nei confronti del Corpo: come superare le preclusioni e in generale l’indifferenza nei confronti dell’intera comunità penitenziaria?

Ritengo che la stampa abbia un ruolo fondamentale per abbattere i pregiudizi e la cattiva informazione sul mondo dell’esecuzione penale. Di esecuzione penale oggi si parla poco e quasi esclusivamente in termini critici. Invece, quanta umanità, comprensione e senso di vicinanza ci sono all’interno delle strutture penitenzarie. Oggi, grazie anche ai nuovi indirizzi degli Stati generali dell’Esecuzione penale, si sperimentano buone prassi, si attuano progetti lavorativi e culturali, si incentiva l’associazionismo, il volontariato, la partecipazione degli enti, delle università. La Polizia Penitenziaria ha un ruolo fondamentale nell’agevolare lo studio, far imparare un mestiere e avviare percorsi virtuosi di lavoro per nuovi e migliori modelli di vita.

Mauro Palma nella relazione annuale del Garante nazionale dei detenuti al Parlamento ha tracciato un quadro in cui grazie a Strasburgo sono stati fatti passi avanti, ma servono ancora interventi su sovraffollamento e qualità della pena detentiva. È d’accordo?

È innegabile che dopo la condanna di Strasburgo abbiamo messo in campo le migliori energie e il massimo impegno per migliorare le condizioni detentive, a cominciare dalle misure per contenere il sovraffollamento. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, come viene riconosciuto da tutti, ha assicurato e assicura la massima attenzione verso il sistema penitenziario. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha fin da subito operato per gli interventi migliorativi delle strutture facendo ricorso massicciamente alle risorse della Cassa ammende e raggiungendo il duplice obiettivo di finanziare gli interventi strutturali e impiegare la mano d’opera dei detenuti. Il carcere ha bisogno del contributo di tutte le componenti sociali, a partire dal mondo dell’imprenditoria, per ridurre il rischio di recidiva che è un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso l’offerta formativa e il lavoro. E su questo voglio citare solo un ultimo esempio: giorni fa abbiamo siglato un accordo con ‘ Marinella’, eccellenza mondiale nella produzione delle cravatte e accessori di sartoria per la creazione di un laboratorio di sartoria artigianale all’interno della casa circondariale femminile di Pozzuoli, ma di iniziative simili ve ne sono molte altre e spero se ne parli sempre di più.(Il Dubbio)

 

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Posted by on 23 marzo 2017. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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