Evasione dal carcere , tutto da rifare, rinviati gli atti in Procura

Varese nuovo Alsippe

Evasione dai Miogni . Si ricomincia tutto da capo. La corte ha rinviato gli atti in Procura, accogliendo l’eccezione presentata dall’avvocato della difesa .Evasione da film dai Miogni: a processo due degli evasi. Ma non davanti al giudice monocratico. Accolta l’eccezione dell’avvocato Gianluca Franchi: la corte rinvia gli atti in procura. Ed è tutto da rifare. Sulla vicenda avanza il rischio della prescrizione. L’accusa a carico di Victor Miclea, che al momento è però irreperibile, e Daniel Parpalia, protagonisti della rocambolesca evasione andata in scena il 20 febbraio 203 è infatti di evasione aggravata. Per la coppia di fuggitivi la procura ha fatto citazione diretta in giudizio: ma il reato non lo consente. Gli evasi avrebbero dovuto comparire davanti al gup in sede di udienza preliminare: e il giudice monocratico Stefano Colombo non ha potuto fare altro che rimandare tutto in procura. Si riparte, dunque, dal 415 bis, ovvero dall’avviso di conclusione delle indagini. L’accusa dovrà quindi depositare richiesta di rinvio a giudizio, mentre ai difensori spettano 20 giorni per depositare eventuali memorie difensive. Quindi dovrà essere fissata l’udienza preliminare. A quel punto il processo potrà avere inizio. E sulla vicenda avanza rapidamente il rischio di prescrizione. Il reato contestato si prescrive in sette anni e 6 mesi: ne sono già passati quattro. La possibilità che il procedimento vada prescritto prima che vengano celebrati tutti e tre i gradi di giudizio (considerando che il rinvio degli atti alla procura ha causato uno slittamento di mesi) è molto concreto. Uno dei due fuggiaschi, Miclea, è tra l’altro sparito: era detenuto in Romania, suo Paese d’origine, per altri reati. Ha terminato di scontare la propria pena, senza che le autorità italiane ne fossero informate, è uscito di galera ed è svanito. Probabilmente all’estero, visto che su di lui pende un mandato di cattura europeo e sarebbe immediatamente arrestato qualora facesse ritorno in Italia. L’evasione fece il giro d’Italia per le modalità “d’esecuzione”. Victor Miclea, 31 anni, Daniel Parpalia, 30 anni e Marius Bunoro, 25 anni, sparirono dai Miogni con la presunta complicità di cinque agenti della polizia penitenziaria arrestati nel novembre 2014 e oggi a processo. I tre segarono le sbarre della finestra del bagno della cella e si calarono nel cortile utilizzando delle lenzuola annodate. Evitando i punti sorvegliati dalle telecamere raggiunsero la recinzione che scavalcarono arrampicandosi su dei bidoni impilati appositamente. Quindi saltarono sull’auto della donna di Miclea che li attendeva fuori e che in carcere era riuscita a introdurre la lima con cui furono segate le sbarre e un cellulare per permettere al compagno di organizzare la fuga che nascose nella cavità vaginale. I tre evasi furono tutti catturati nel giro di 72 ore tra Italia e Svizzera.Secondo quanto ricostruito Miclea era una sorta di boss del carcere che era riuscito a comprare gli agenti con denaro, sesso gratuito (il romeno gestiva un giro di prostitute nel tradatese) e l’impegno a far picchiare il comandante della penitenziaria e il suo vice “rei”, agli occhi degli agenti finiti a processo, di essere onesti e di voler fare rispettare le regole. Ora per Miclea e Parpalia ricomincia tutto da capo. Il processo si farà ma non con citazione diretta davanti al giudice monocratico.(La Provincia di Varese)

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Posted by on 16 marzo 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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