Accorpamento dei due carceri cittadini : la proposta del garante dei detenuti

 

Alessandria San Michele

Accorpamento dei due carceri alessandrini: la proposta del garante dei detenuti.Il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, interviene sul dibattito relativo alla crisi di personale registrata nella Casa di Reclusione di San Michele e sul progetto di revisione organizzativa della struttura

ALESSANDRIA – Sulla vicenda della Casa di Reclusione di San Michele accogliamo una riflessione del Garante Regionale dei detenuti, Bruno Mellano.Un caso a caso 
Il sistema penitenziario italiano soffre storicamente di una sorta di “presbiopia”: sembra infatti non riuscire a “mettere a fuoco” i problemi principali e le relative soluzioni, occupandosi più di ciò che è sullo sfondo rispetto a quello che è in primo piano.Al di là della metafora “oculistica” può apparire significativo ed emblematico raccontare la situazione di Alessandria, città dei due carceri (una Casa di reclusione e una Casa circondariale) che la pongono in una posizione peculiare a livello nazionale, e in cui è presente un garante comunale, Davide Petrini, docente universitario di Diritto penale e diritto penale del lavoro, particolarmente attento e presente. 
Come premessa voglio ricordare che nella conferenza stampa tenutasi lo scorso 23 dicembre in Consiglio regionale, il Coordinamento delle Garanti e dei Garanti dei detenuti piemontesi ha presentato il testo di un dossier, inviato al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, in cui si rappresentavano alcune problematiche (una per ciascun carcere piemontese) a nostro avviso prioritarie e si suggerivano le potenziali soluzioni applicabili già nel 2017. 
Per quanto riguarda Alessandria abbiamo evidenziato come la Casa circondariale “Cantiello e Gaeta” presenti gravi criticità strutturali non sanabili (vetustà dell’edificio originario ottocentesco e problemi strutturali quali ad esempio la mancanza di luce) che determinano l’utilizzo di meno di metà dello spazio detentivo a causa dell’inadeguatezza e della mancata messa a norma della parte rimanente (tetto ed impianti), con il paradosso che mancano gli spazi agibili per le attività e per la detenzione (manca tra l’altro una sezione per semiliberi). Per questo abbiamo proposto all’Amministrazione penitenziaria di valutare la chiusura definitiva del “Cantiello e Gaeta”, accorpando Casa Circondariale e Casa di Reclusione, con l’unificazione delle direzioni e delle aree (amministrative, educative e del personale di sorveglianza). Proprio di questi giorni – invece – è la notizia apparsa sugli organi di stampa che il Provveditore regionale doterà il “San Michele“ di un contingente aggiuntivo di polizia penitenziaria (si parla di 15/20 agenti) che arriverà in parte (10 unità) dall’organico del carcere di Alba (attualmente chiusAlessndria Don Soria Alsippeo), in parte dall’altro istituto alessandrino, il “Cantiello e Gaeta” (3 unità), mentre l’installazione di videocamere di sorveglianza dovrebbe consentire di destinare ad altre mansioni altri 5 o 6 agenti. I sindacati di polizia, nel dichiarare il proprio favore all’iniziativa, hanno tuttavia rimarcato che i provvedimenti ipotizzati sono – a loro modo di vedere – ancora insufficienti.
Per capire, al di là del gioco delle parti, che cosa serve veramente ad Alessandria può essere utile citare la segnalazione collettiva inviata, da una trentina di detenuti presso la sezione I B della Casa di reclusione, alla Magistratura di sorveglianza di Alessandria in cui si elencano una serie di criticità, innanzitutto strutturali: dalla mancanza di spazio ed igiene delle celle, alla presenza di materassi vecchi e sporchi, all’inadeguatezza degli impianti elettrici dei bagni e delle docce con infiltrazioni e presenza di muffe, alla mancanza di acqua calda e alla fatiscenza di arredi, rivestimenti e porte.Vengono poi elencate quelle che, a giudizio dei detenuti, sono altri problemi da risolvere. L’introduzione di tessere telefoniche, presentata come una miglioria, secondo loro è causa di una aumentata burocrazia foriera di code e attese. Si lamentano inoltre per il vitto e – soprattutto – per la mancanza di personale educativo con il conseguente rinvio delle camere di consiglio e quindi della concessione di permessi e benefici per la ritardata redazione delle sintesi.

Occorre quindi una riflessione profonda e realistica su quali siano le vere e inderogabili priorità del carcere, nel suo complesso. Vogliamo privilegiare sempre e comunque l’aspetto sicuritario aumentando la vigilanza (anche in contrasto con la nuova impostazione della “vigilanza dinamica”) o intendiamo restituire finalmente all’istituzione carceraria la sua funzione rieducativa dotandola di organici adeguati di educatori, assistenti sociali, mediatori culturali, formatori, ecc.?
E’ dalla risoluzione di questo interrogativo che deriverà il carcere del futuro.Tornando al caso di Alessandria, appare paradossale come la grande “montagna” mediatica che ha preso avvio dal malessere diffuso nel “San Michele” abbia partorito il “topolino” dello spostamento di tre agenti da uno all’altro dei due carceri cittadini. 
E’ urgente che – nell’attesa di decisioni più radicali (chiusura del Cantiello e Gaeta e costruzione di un nuovo padiglione al San Michele) si pervenga, come da noi suggerito, almeno all’accorpamento degli organici e quindi (come già previsto per il direttore) all’individuazione di un unico comandante di polizia penitenziaria e di un unico responsabile educativo, razionalizzando e ottimizzando l’esistente ed evitando di disperdere le già scarse risorse umane esistenti.(Alessandria news)

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Posted by on 15 gennaio 2017. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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