Parere su assenza per malattia in giorni festivi o di riposo personale del Corpo di Polizia penitenziaria

Verona, ex poliziotto penitenziario assente per 419 giorni dal lavoro il giudice scagiona lui e il medico

             DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

UFFICIO DEL CAPO DEL DIPARTIMENTO
Ufficio Studi Ricerche Legislazione e Rapporti Internazionali

I giorni festivi o di riposo interposti fra due successivi periodi di congedo per malattia devono essere considerati come congedo per malattia. In aderenza alla disciplina in materia di assenze per malattia prevista contrattualmente per il personale del comparto Ministeri che deve essere applicata anche per il personale del comparto Sicurezza in cui è compreso il Corpo di Polizia penitenziaria a contrattazione contrattuale con riferimento alle assenze per malattia di cui all’art. 2110 del Codice civile prevede che i giorni festivi o di riposo restano assorbiti nel periodo nel quale sono compresi, con la conseguenza che essi vengono computati secondo i giorni di calendario.

Secondo la normativa del lavoro in materia di assenze dal servizio questi giorni sono assoggettati alla decurtazione del trattamento economico accessorio. Da questa disciplina è stato tratto il principio secondo cui i giorni festivi o comunque non lavorativi ricadenti in un periodo di congedo per malattia debbono essere considerati anch’essi assenza per malattia. Questo principio, per comune opinione, è stato esteso alla fattispecie in cui i giorni festivi o comunque non lavorativi sono compresi in due periodi di malattia, indicati in due diversi certificati medici, periodi non interrotti da un rientro al lavoro da parte del lavoratore. Nel caso di non rientro in servizio, la computabilità dei giorni non lavorativi fra un periodo di malattia e quello seguente è stata confermata nella sentenza n. 1467 del 18.2.1997 della Corte di Cassazione secondo cui si deve presumere, in difetto di prova contraria, la continuità dell’episodio morboso. Deve quindi ritenersi che nel caso di malattia protrattasi per due successive settimane lavorative senza che il lavoratore sia rientrato in servizio prima del sabato, il giorno della domenica è da computare in un unico periodo di assenza per malattia. E così pure, nell’ipotesi non infrequente di settimana corta nella quale il lavoro è articolato in cinque giorni, se il lavoratore non riprende l’attività lavorativa entro il venerdi, sono da computare in un unico periodo di assenza per malattia i giorni del sabato e della domenica intercorrenti fra le due settimane. In definitiva se il lavoratore rimane assente dal lavoro ininterrottamente per tutto il periodo di malattia per il quale ha avuto il congedo, i giorni festivi o di riposo devono essere conteggiati nel periodo di malattia indicato nel certificato medico. Ciò si verifica perché continua la malattia addotta dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro.
Se invece nel periodo di malattia il lavoratore riprende l’attività lavorativa nel giorno che precede quello festivo, il rientro in servizio interrompe il congedo per malattia che ricomincia a decorrere dal momento in cui il lavoratore riprende il periodo di astensione. In tale caso il rientro in servizio funziona come causa di cessazione della sospensione del rapporto di lavoro, con la conseguenza che i giorni festivi successivi al suo rientro in servizio non devono essere conteggiati nel periodo di malattia. Questo computo dei giorni festivi è confermato nella nota della Ragioneria generale dello Stato n. 101446 del 17.7.1997 secondo la quale se il dipendente, dopo aver presentato una certificazione medica attestante una prognosi pari alla durata della settimana lavorativa, rimane assente anche per tutta la successiva settimana lavorativa, i giorni festivi oppure di riposo sono da ricomprendere senza soluzione di continuità in un unico periodo di assenza per malattia. Nella nota n. 108127 del 15.6.1999 della stessa Ragioneria dello Stato è ribadito che i giorni festivi interposti senza soluzione di continuità fra due periodi di malattia giustificati da due separati certificati sono da considerare anch’essi assenza per malattia e si cumulano con i periodi inclusi nei certificati stessi. Può tranquillamente concludersi che se due (o più) successive settimane di congedo per malattia si susseguono senza interruzione cioè senza il rientro del lavoratore, i giorni festivi o comunque non lavorativi ricadenti nelle stesse settimane devono essere conteggiati come congedo per malattia.

Se invece il lavoratore dopo un primo periodo di malattia riprende anche per un solo giorno l’attività lavorativa e poi fruisce ancora di un congedo per malattia, i giorni festivi eventualmente intercorrenti fra i due periodi di malattia non vanno computati come congedo per malattia. Lo stesso trattamento delle assenze per malattia spetta alle assenze per congedo parentale di cui all’art. 32 co. 1 d.lgs. 26.3.2001 n. 151, come è stato riconosciuto nella sentenza n. 6856 del 7.5.2012 della Corte di Cassazione la quale ha deciso che la fruizione del congedo parentale si interrompe con il rientro al lavoro e ricomincia a decorrere dal momento in cui viene ripreso il periodo di astensione, con la conseguenza che, ai fini della determinazione del periodo di congedo parentale, si tiene conto dei giorni festivi solo nel caso in cui gli stessi rientrino interamente e senza soluzione di continuità nel periodo di fruizione e non anche nel caso in cui l’interessato rientri al lavoro nel giorno che precede quello festivo e riprenda a godere del periodo di astensione dal giorno immediatamente successivo.

IL DIRETTORE DELL’UFFICIO
Roberta Palmisano

 

Shortlink:

Posted by on 15 aprile 2016. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

You must be logged in to post a comment Login