Cinque medici indagati per la morte di una giovane agente di polizia penitenziaria

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Tre dell’ospedale “Ss. Annunziata” e due del “Giannuzzi” di Manduria Cinque medici, tre dell’ospedale “Ss. Annunziata” e due del “Giannuzzi” di Manduria, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relative alla morte della 26enne Valeria Angela Lepore, agente di polizia penitenziaria di Toritto deceduta il 17 luglio del 2014 al Policlinico di Bari dopo essere stata ricoverata nei due presidi sanitari del tarantino. Per il pubblico ministero Ida Perrone della Procura jonica , i cinque medici , ognuno nei rispettivi ruoli e in momenti diversi, non avrebbero diagnosticato in tempo e non avrebbero curato il grave stato di salute della giovane che al momento del ricovero si trovava in vacanza con la famiglia a San Pietro in Bevagna, nella marina di Manduria. “In concorso tra loro – si legge nell’avviso di garanzia notificato ai cinque indagati -, per negligenza, imperizia e imprudenza, quindi per colpa e per errori diagnostici e terapeutici, determinavano il successivo decesso di Angela Valeria Lepore”.A coordinare le indagini subito dopo il decesso e con la denuncia presentata dai familiari della giovane poliziotta, è stato il pm della procura barese, Fabio Buquicchio, il quale aveva iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo, 20 medici delle tre diverse strutture dove la ragazza era stata sottoposta ad altrettanti interventi chirurgici.L’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio aveva attribuito la morte ad una forma di setticemia dovuta ad una infezione dell’apparato renale. In seguito fu stralciata la posizione dei sanitari del Policlinico e tutti gli atti furono trasmessi alla Procura della Repubblica di Taranto che è arrivata alla conclusione di ieri.Il calvario che ha portato alla morte la turista ventiseienne viene così descritto nell’avviso di garanzia: “La notte del 12 luglio del 2014, la donna fu accompagnata dai genitori al pronto soccorso del Giannuzzi dove fece ingresso con la diagnosi di “sospetta colica renale resistente a terapia”. Secondo l’accusa, i primi due medici che la presero in cura “non disposero le immediata analisi routinarie, ritardando il trasferimento della paziente all’ospedale Ss. Annunziata di Taranto” che fu disposto alle ore 13 dello stesso giorno. Sempre secondo il pm, a ritardare e sbagliare gli interventi furono anche i tre medici del reparto di urologia del presidio centrale i quali, si legge, “non effettuavano immediatamente l’intervento previsto dalle linee guida della Società europea di urologia del 2013”. Al Ss. Annunziata la giovane fu sottoposta a due interventi chirurgici prima di essere trasferita a Bari (nella notte tra il 13 e il 14 luglio), quando le sue condizioni erano già disperate. Al Policlinico, il 16 luglio, la poliziotta fu sottoposta ad un terzo intervento neurochirurgico per complicazioni cerebrali.