Le Ultimissime Di Alsippe Del 9 Settembre 2015 (18.53)

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  • Un Ispettore e 2 agenti di Polizia penitenziaria contusi dopo l’aggressione da parte di  un detenuto

 La Segreteria Locale Alsippe di Lucca ci segnala un aggressione avvenuta l’altra sera ai danni di personale di Polizia penitenziaria nel carcere di San Giorgio. Un detenuto tunisino già responsabile in passato di altri episodi di aggressione ai poliziotti Penitenziari , andava in escandescenza  e per futili motivi minacciava, oltraggiava e opponeva resistenza al personale in servizio , ingoiava pezzi di vetro dopo aver mandato in frantumi le lastre della finestra della cella e  rifiutava le cure mediche del 118 giunto che era giunto puntualmente a prestare soccorso in istituto. Al termine dei disordini un Ispettore e due agenti riportavano delle contusioni guaribili con prognosi che variano dai 3 ai 5 giorni. Al personale coinvolto nell’aggressione la Segreteria Generale Alsippe augura una pronta guarigione

  • Autori di una rapina puntano pistola e minacciano di morte  un Agente della Polizia penitenziaria , arresati dalla Squadra Mobile

Napoli, autore accoltellamento allo stadio fermato per furto Era stato denunciato per lesioni aggravate e detenzione illegale di oggetti atti ad offendere, il giovane di 23 anni, destinatario anche di un Daspo di 5 anni per aver accoltellato un giovane nello stadio San Paolo, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per aver rapinato, insieme a un complice non identificato, un turista greco del suo orologio Rolex lo scorso 30 agosto in piazza Cavour. All’evento aveva assistito un agente della Polizia penitenziaria che, libero dal servizio, a bordo del proprio ciclomotore, aveva inseguito i due rapinatori intimandogli più volte di fermarsi. Giunti in prossimità di Piazza Vergini, i due rapinatori sono scesi dallo scooter e sono scappati a piedi; il 23enne ha estratto una pistola puntandola contro l’agente minacciandolo di morte. In considerazione del luogo, densamente popolato, l’agente ha deciso di desistere da un’eventuale reazione, non estraendo l’arma in dotazione; i due malviventi, quindi, si sono allontanati. Le indagini condotte dalla Sezione Reati contro il patrimonio della Squadra Mobile di Napoli hanno consentito di identificare l’autore della rapina che, in sede di individuazione di persona, è stato oggi riconosciuto senza ombra di dubbio. Il 23enne è stato quindi portato nel carcere di Poggioreale.

  •  Potenziare gli organici di polizia penitenziaria per garantire un livello adeguato di sicurezza

 Carcere di Terni, con l’arrivo di detenuti soggetti al 41bis c’è pericolo d’infiltrazioni mafiose Il capogruppo della Lega Nord, Emanuele Fiorini, chiede interventi per potenziare gli organi di polizia giudiziaria, alle prese con il sovraffollamento del carcere e per tutelare la sicurezza dei cittadiniTERNI.  “Se non si prevedono interventi concreti e costruttivi che contemplino il potenziamento degli organi di polizia penitenziaria, ridotti all’osso, se non si prevedono misure a tutela dei cittadini ternani, vi è rischio che la situazione diventi esplosiva e sia sempre più difficile garantire un livello adeguato di sicurezza”: lo afferma il capogruppo della Lega Nord, Emanuele Fiorini, a proposito del carcere di Terni, ove si registra “sovraffollamento di detenuti, carenze di organico della polizia penitenziaria e, con l’arrivo di detenuti soggetti al 41/bis, pericolo di infiltrazioni mafiose”. “Se a livello nazionale – spiega Fiorini – la carenza di organico nel corpo della Polizia penitenziaria è pari circa al 10 per cento, in Umbria tale percentuale raddoppia raggiungendo la soglia del 20 per cento, con la conseguenza che il personale è bistrattato e stressato, in quanto da esso si pretende più di quanto si possa ragionevolmente esigere”. “Per comprendere meglio la situazione – continua – è opportuno fare una breve digressione su cosa è accaduto, nel più completo silenzio, nella casa circondariale di Terni, dove oggi sono presenti elementi che, per i loro precedenti penali e per i loro percorsi criminali (quali associazione mafiosa, ‘ndrangheta, camorra) possono essere considerati detenuti speciali e come tali soggetti al regime detentivo 41/bis. Inizialmente il carcere ternano era un normale istituto penitenziario ove i detenuti erano per lo più soggetti che, per i loro precedenti penali, avevano percorsi legislativi leggeri e pene brevi. Da circa 13 anni l’istituto ha cambiato radicalmente pelle. I detenuti sono quasi raddoppiati (ad oggi sono tra le 500-550 unità e sono in costante aumento) e la sezione detentiva femminile, prima soppressa, è stata in seguito ristrutturata per poter accogliere detenuti sottoposti al regime detentivo speciale 41/bis”. “Come se non bastasse – prosegue – si è deciso di rendere operativo a Terni un nuovo padiglione all’interno della casa circondariale (destinato in prospettiva ad accogliere detenuti ad alta sorveglianza, circostanza che Si è verificata di recente), aumentando la popolazione carceraria di altre 260 unità con inevitabili conseguenze anche sull’ordine e sulla sicurezza in città. Per non parlare del problema logistico per la polizia penitenziaria, visto che non si è provveduto ad un ampliamento della caserma facendo fronte al relativo aumento di organico. Gli agenti sono costretti a lavorare costipati ed in condizioni pessime nella inadeguata struttura di ricezione del personale. Considerato che nei vari istituti penitenziari delle province (Viterbo, l’Aquila, Roma, Ascoli Piceno) e dei comuni limitrofi (Spoleto) sono già presenti padiglioni utilizzati per i detenuti di alta sicurezza e 41/bis, ci chiediamo qual è stata la necessità e l’utilità di questo repentino cambiamento di destinazione della casa circondariale di Terni. Perché nessuno si è interessato o si è posto il problema di quanto stava accadendo nell’istituto penitenziario ternano? Quali vantaggi porta alla città e al suo territorio? E poi, quali iniziative concrete sono state prese dalle autorità locali per dare una risposta ai cittadini che chiedono maggiore sicurezza?”.

  •  Sardegna: 1.446 su 1.996 concentrati in 5 Istituti

 “Su 1.996 detenuti presenti in Sardegna, 1.456 sono concentrati in 5 Istituti; 315 sono suddivisi nelle tre colonie penali, 225 tra Badu e Carros e Alghero. Nonostante i 2.730 posti regolamentari, tre strutture penitenziarie su 10 sono sovraffollate e due al limite della capienza, mentre le Case di Reclusione all’aperto, con 723 posti disponibili, sono occupate solo per il 43,56%. È evidente che c’è qualcosa che non funziona”.Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, con riferimento ai dati diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che fotografano la realtà isolana al 31 agosto scorso.”Nel mese appena trascorso nell’isola 3 Istituti su 10 hanno registrato la presenza di ristretti oltre la capienza regolamentare. In maggiore sofferenza – sottolinea Caligaris – le strutture di Tempio (181 reclusi per 167 posti) e Oristano (274 per 266), due realtà destinate alla detenzione in regime di Alta Sicurezza e/o con condannati all’ergastolo ai quali peraltro non è garantita la cella singola. Situazione stabile con sovraffollamento seppur contenuto a Lanusei dove sono reclusi 38 sex offender per 33 posti regolamentari.Al limite invece la situazione a Sassari-Bancali con 414 cittadini privati della libertà su 455 posti-letto (compresi i 92 del regime al 41bis non ancora del tutto occupati essendoci attualmente circa 70 ristretti) e a Cagliari-Uta dove 549 reclusi, molti dei quali con problematiche legate alla tossicodipendenza e/o in doppia diagnosi, convivono in 649 posti, compresi però i 92 del Padiglione del 41bis chiuso perché non sono stati portati a termine i lavori in seguito al fallimento di “Opere Pubbliche”. E mentre le mega-strutture continuano a crescere nei numeri, con difficoltà gestionali per Direttori con doppi e tripli incarichi, per gli Agenti Penitenziari e per gli operatori, le Colonie Penali non vengono utilizzate pienamente e rischiano di decadere. I progetti di valorizzazione richiedono investimenti e attenzione altrimenti figurano specchietti per allodole”.L’immagine di una Sardegna detentiva senza problemi di sovraffollamento è quindi del tutto fuorviante e non corrisponde alla realtà. Il Ministero della Giustizia – evidenzia la presidente di Sdr – non può ignorare che a Mamone con 392 posti sono presenti solo 148 detenuti-lavoratori, a Isili per 176 sono impegnati solo 90 e ad Arbus con 155 possibilità di accogliere reclusi ce ne siano 77. Né può dimenticare che nell’isola mancano Direttori e Vice Direttori con la conseguenza che chi ha la responsabilità di un Istituto con il 41bis non può curare una Colonia e chi gestisce un Penitenziario di Alta Sicurezza a Tempio non può essere costantemente a Nuoro”.L’auspicio è che il nuovo Provveditore regionale Enrico Sbriglia, per quanto di competenza, possa rappresentare la difficoltà oggettiva in cui il sistema isolano si trova anche per le distanze e la viabilità. Il recupero dei detenuti e la risocializzazione possono avvantaggiarsi attraverso l’agricoltura e la pastorizia praticate nelle Colonie Penali. Una riflessione su questo – conclude Caligaris – non guasterebbe e dovrebbe interessare anche il Consiglio regionale, altrimenti meglio chiudere i battenti e restituire i terreni alle amministrazioni locali che se non altro potrebbero utilizzare le aree di pregio naturalistico a fini produttivi e turistici”.

 

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